14 Maggio 2004

LA TERRA RISCHIA DI MORIRE ENTRO IL 2050



Se le risorse naturali continueranno ad essere sfruttate al ritmo attuale, entro il 2050 la Terra morira' e l'uomo per sopravvivere dovrebbe colonizzare altri due pianeti. A suonare il campanello d'allarme e' il World Wild Fund (Wwf) in un rapporto che sara' presentato martedi' a Ginevra. Lo studio - anticipato ieri dal domenicale britannico 'The Observer' - rivela che piu' di un terzo del mondo naturale e' stato distrutto dall'uomo durante gli ultimi tre decenni. Secondo il rapporto, basato sull'analisi di dati scientifici raccolti in tutto il mondo, o si riduce rapidamente e in grande misura il tasso dei consumi o il pianeta non sara' piu' in grado di sostenere la crescente popolazione. I mari non avranno piu' pesce e le foreste, che assorbono le emissioni di anidride carbonica, saranno distrutte e le sorgenti di acqua diventeranno scarse ed inquinate. 'Le cose stanno peggiorando piu' rapidamente di prima. Mai una singola specie aveva avuto una tale influenza sul pianeta. Stiamo entrando in un territorio incerto', ha detto a 'The Observer' Martin Jenkins, consulente del centro di monitoraggio ambientale che ha collaborato alla stesura del rapporto intitolato 'The Living Planet' (il pianeta vivente). Dati elaborati dal centro rivelano che il numero dei rinoceronti neri e' diminuito dai 65.000 del 1970 agli attuali 3.100. Gli elefanti africani nel 1980 erano 1,2 milioni, ora sono meno di mezzo milione, mentre la popolazione delle tigri si e' ridotta nell'ultimo secolo del 95 per cento. Ma a rischio non sono solo gli animali selvatici. Sulla via dell'estinzione anche i passeri ed altre specie di uccelli comuni che un tempo erano numerosi nei giardini e nelle campagne in Europa, mentre in drastico calo appaiono le riserve ittiche del Nord Atlantico decimate dal supersfruttamento sistematico dell'Oceano. Gli esperti sottolineano che e' difficile determinare quante specie siano gia' scomparse perche' per decretare ufficialmente l'estinzione di un animale devono passare cinquanta anni dall'ultimo avvistamento. Lo studio rivela anche una drastica caduta dell'ecosistema del pianeta fra il 1970 e il 2002 con la superficie coperta da foreste diminuita del 12 per cento, la biodiversita' dell'oceano di un terzo e le risorse d'acqua fresca del 55 per cento. 'Living Planet' usa un indice per illustrare lo scioccante livello del deterioramento dell'ecosistema. Usando il 1970 come anno base e dandogli valore 100, il valore nello spazio di una sola generazione e' sceso a 65 e fa ricadere la responsabilita' di tutto cio' sullo stile di vita delle nazioni ricche. Dal rapporto del Wwf emerge che uno statunitense medio consuma quasi il doppio delle risorse di un britannico e piu' di 24 volte quello che consuma un africano.
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