29 Aprile 2004

 
28 Aprile 2004

IL CALCIO CHE NON C'E' PIU'!

Dedicato a tutti quelli che hanno vissuto il calcio vero...
...che oggi non c'è più!!!!





Noi che...finivamo in fretta i compiti per andare a giocare a pallone sotto casa;

noi che...costretti alla regola di "portieri volanti" o " chi si trova para";

noi che..."portieri volanti" e..."segnare da oltre centrocampo vale?" - Vale...vale tutto!;

noi che...quando si facevano le squadre, se venivamo scelti per primi ci sentivamo davvero i più bravi, i più importanti;

noi che...l'ultimo che veniva scelto era sicuramente destinato ad andare in porta;

noi che...avevamo sempre un soprannome passibilmente infamante ma nessuno si offendeva;

noi che...chi arriva prima a dieci ha vinto;

noi che...mentre facevamo finta di non sentire il richiamo della mamma quando incombevano le tenebre, c'era sempre qualcuno che diceva: "chi segna l'ultimo vince" incurante del punteggio che magari era in quel momento 32 a 1;

noi che...il pallone di cuoio sapevano come era fatto perché lo vedevamo in Tv esclusivamente ad esagoni bianchi e neri;

noi che...o il SUPER TELE (in mancanza d'altro) o l'ELITE (lo standard) o il TANGO DIRCEU se andava di lusso o nei giorni di festa;

noi che... non potevamo sederci sul pallone altrimenti diventava ovale;

noi che...il proprietario del pallone giocava sempre anche se era una schiappa e non andava nemmeno in porta;

noi che...anche senza la traversa non avevamo bisogno della moviola per capire se era goal. "Goal o rigore" metteva sempre tutti d'accordo;

noi che...al terzo corner è rigore;

noi che..."rigore seguito da goal è goal";

noi che..."siete dispari posso giocare?" - "Eh non lo so, il pallone non è mio (nel caso in cui il pretendente fosse uno scarso)!";

noi che..."mi fate entrare?" - "Si basta che ne trovi un altro sennò siamo dispari";

noi che...riconoscevamo i calciatori anche se sulla maglietta non c'era scritto il nome;

noi che...il n° 1 era il portiere, il n°2 ed il n°3 i terzini destro e sinistro, il n° 4 il mediano di spinta, il n° 5 lo stopper, il n° 6 il libero, il n° 7 l' ala destra, il n° 8 una mezzala , il n° 9 il centravanti, il n° 11 l'altra punta possibilmente mancina, il n° 10 la mezzala con la fascia di capitano perchè era inevitabilmente il piu' bravo;

noi che...perché un giocatore entrasse in nazionale doveva fare una trafila di 2/3 anni ad alto livello;

noi che...gli stranieri al massimo 2 per squadra e li conoscevamo tutti;

noi che...la Domenica alle 19,30 vedevamo un tempo di una partita di calcio;


noi che...alla DS potevamo vedere i servizi della serie A, i goal della serie B, il Gran Premio, Tennis. Basket e la pallavolo senza doverci sorbire ore di chiacchiere per vedere 4 goal;

noi che...agli appuntamenti c'eravamo sempre tutti, anche senza telefonini;

noi che...oggi sorridiamo quando in Tv si inventano i più incredibili sondaggi tipo: "chi è stato il piu' forte giocatore di tutti i tempi: Pelè o Maradona?" senza considerare che di Pelè abbiamo visto sempre gli stessi 4/5 goal;

noi che...se incontriamo per strada Biscardi vorremmo investirlo;

Voi che...questo giocattolo ce lo avete rotto... brutti bastardi!
 
27 Aprile 2004

ALLARME SICILIA!!!







Nel silenzio dei media asserviti, nella noncuranza dei politici dell' opposizione, in Sicilia sta maturando il più grosso buco finanziario dall' unità d'Italia.
Il presidente della Regione Sicilia è inquisito per associazione mafiosa, così come i plenipotenziari del partito che regge le fila della politica del centrodestra nell'isola. Mentre l'Italia si interroga su come sia potuta avvenire la truffa di Parmalat, l'Ars siciliana scava voragini nei conti, voragini che dovranno essere ricoperte dal prossimo esecutivo. Forte della percentuale bulgara con la quale il centrodestra è stato eletto alla guida della Regione Sicilia, e dell'appoggio "romano" dei colleghi di parte politica, la giunta della CDL sta perseguendo una folle politica di spesa e di laissez faire. Dall'inizio del mandato l'Ars siciliana ha elevato i propri stipendi, tassato il non-tassabile, condonato l'incondonabile , riportando indietro l' isola di 30 anni. Stretti dai vincoli di bilancio i politici siciliani si sono dati alla politica delle tre carte.
 
26 Aprile 2004

la pubblicità vuol farci credere che...-

- E' sempre bel tempo.

- Siamo tutti ricchi, belli e giovani.

- La famiglia italiana media è costituita dal padre che non
raggiunge i 30 anni, la madre ha 20 anni e i figli hanno solo
10 anni in meno di loro, ovviamente tutti sani e bellissimi.

- Lei fa la mantenuta, infatti è sempre a casa che sforna torte
e biscotti, innaffia le piante oppure si mette in perizoma e si
lascia fotografare sul balcone dai vicini e quando ha il ciclo
si arrampica sugli alberi oppure si butta col paracadute.

- Lui ovviamente è un super manager, lavora 2 ore al giorno, va
in ufficio in elicottero, e prende sui 10 mila euro al mese per
poter mantenere il casolare di campagna, la moglie e i cinque
figli.

- I figli miracolosamente non litigano mai, vanno bene a scuola,
sono ubbidienti e l'unica cosa che chiedono è la loro merendina
preferita e l'unica disgrazia che potranno mai combinare è una
macchia di cioccolata sulla maglietta (ma a quella ci pensa
la nonna).

- Si fa sesso ogni giorno in ogni angolo della casa.

- Ci si può innamorare nel bel mezzo di un incendio che sta
devastando un quartiere.

- Se la tua auto monta un tetto apribile è probabile che un
caccia ti si accosti a testa in giù.

- Vieri sa cos'è l'ADSL.

- Quando ti ammali, se prendi una medicina ti passerà tutto in
30 secondi.

- I tuoi colleghi di lavoro sono tutti fotomodelli/e al di sotto
dei 30 anni

- Il capo non ti dice niente se ti becca col walkman o se fai
disegnini in riunione.

- Se ti metti a ballare il tango in mezzo alla strada non ti
prendono per schizofrenica.

- Quando fai una passeggiata ti può capitare di incontrare Antonio
Banderas o Sean Connery.

- Se non hai voglia di cucinare, tuo marito e i tuoi figli si
accontentano benissimo di una scatoletta di carne gelatinosa e ti
ringraziano pure.

- Se fai il postino trombi come un coniglio.

- Quando è ora di cena tutta la famiglia si riunisce e fa una danza
rituale con un camaleonte.

- Quando litighi col tuo ragazzo, fuori dalla porta ce n'è un altro
pronto a consolarti.

- Le donne semplicemente adorano avere il ciclo e ti raccontano tutte
contente com'è bello avere mezzo metro di cotone in mezzo alle gambe.

- I neonati non sporcano mai i pannolini e la prima cosa che imparano
è cambiarsi da soli. Se pisciano, pisciano una strana acqua blu...

- Del Piero ha confidenza con gli uccelli (no, forse questa è vera...)

- Non c'è mai traffico e tutte le strade passano per vallate stupende
dove ci sei solo tu!

- Gli animali non fanno cacca.

- Tua nonna fa yoga, ginnastica artistica, ti porta ai concerti, ti
dà il numero di telefono del cantante e corre a portarti i vestiti
perché tu, povera nipotina, hai voluto fare il bagno nuda.

- Giochi a basket e sei contento di stare a perdere tanto pensi
alla tua macchina nuova. Che è una Fiat...

- Tu vai in giro e tutti ti ringraziano per aver fatto la spesa.
 
22 Aprile 2004

VERSO L'EUROMAYDAY 2004: LIBERTA' IMMEDIATA PER ORLANDO, MARTA, MILO, FEDERICO.

Il 24 marzo 2004 tre compagni di Milano, Marta, Orlando e Milo, sono stati arrestati dalla digos di Genova e di Milano e tradotti nelle carceri di Marassi e PonteX sulla base di accuse pretestuose e infondate relative, tra l'altro, a fatti di oltre tre mesi prima. Il 14 di aprile un altro compagno, Federico, viene arrestato e si trova attualmente a S. Vittore. Nel frattempo, solo dopo numerose mobilitazioni e con estrema difficolt`a, si sono riusciti ad ottenere gli arresti domiciliari per Marta e Milo, con restrizioni enormi per quanto riguarda posta, telefonate, visite ecc. mentre Orlando e stato inspiegabilmente (?) trasferito nel carcere di Alessandria.

Gli arresti di Milo, Marta. Orlando e Federico, purtroppo, sono solo gli ultimi avvenimenti di uno stillicidio di azioni repressive che mirano alla restrizione degli spazi di agibilit`a politica e democratica tramite non solo la reclusione ma anche l'avvio di numerose comunicazioni giudiziare e intimidazioni di polizia, non ultime il processo in corso a Genova contro 26 compagne/i per i fatti del G8 del 2001.

Tutti noi singoli, gruppi, collettivi, centri sociali, sindacati e partiti che stiamo ormai da mesi costruendo l'appuntamento dell'Euromayday 2004 per il prossimo primo maggio crediamo che questa vicenda ci riguardi per diversi motivi.

Precarieta' oggi significa mancanza di case accessibili a prezzi alla portata di tutti, condizioni sempre piu inaccettabili sui posti di lavoro per chi lavora in una catena commerciale, in un call center, per chi saltella in equilibrio precario tra una chiamata e un'altra di un agenzia interinale o chi, migrante da terre lontane, non trova in questo paese nulla che non abbia il marchio dello sfruttamento e della mancanza di diritti, precarieta' e non poter permettersi studio e formazione sempre piu privatizzate o non poter aspirare a cose semplici come 'malattia e ferie retribuite' piuttosto che 'pensioni' o, semplicemente, reddito.

Ma soprattutto crediamo che la precarieta' sempre piu feroce che affligge le nostre vite e data da un controllo sociale sempre piu pervasivo e onnipresente: centri di permanenza temporanea, recinzioni e vigilanze private, telecamere, carcerizzazione della societ`a, violazione della privacy e del diritto ad una comunicazione libera e indipendente, stillicidio di denunce e processi a tutti quei soggetti che cercano di 'fare movimento' in questa societ`a. Questi sono elementi che rendono le vite di tutti quanti noi esizialmente precarie.

E' per questo motivo che abbiamo deciso di associarci a chi, sino ad oggi, s'e' attivato per ottenere la liberazione di Marta, Milo, Orlando, Federico, sostenendo le iniziative che ci saranno prossimamente sul loro caso, cosi' come piu in generale tutte le iniziative e i percorsi che contrastino la precarieta' delle nostre vite dal controllo e dagli attacchi repressivi. E' per questo che abbiamo deciso che alla mayday di quest'anno inviteremo tutti i camion, i tir, i trattori e i vari mezzi che si muoveranno per la citta' di Milano ad esporre uno striscione con i nomi di Marta, Milo, Orlando e Federico e con la richiesta della loro liberazione.



http://www.euromayday.org
 
21 Aprile 2004

ORRORE IN SPAGNA: la corrida



Nell'arena in festa, tra musiche e colori, trafitto dalle "picche" e dalle "bandierine", dalla spada e dal coltello, il toro, immobile, vive la sua lenta agonia. Accanto a lui muore il cavallo, il ventre squarciato sotto la trapunta. Il "matador", eroico e vittorioso, si inchina alla folla e applaude. E' il finale dell'ultimo atto di una corrida spagnola.

IL TORO PRIMA DI ENTRARE NELL'ARENA:
- viene tenuto al buio, sottoposto a droghe e purghe per indebolire le sue forze
-­ viene percosso sulle reni con sacchi di sabbia
- gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo
-­ gli viene messa vaselina negli occhi per annebbiargli la vista
- gli viene infilata della stoppa nelle narici e nella gola per impedirgli di respirare
- gli vengono conficcati aghi nelle carni

[

IL TORO QUANDO ENTRA NELL'ARENA:
-­ gli vengono conficcate dai "picadores" le "picas" che producono dolore ed emorragie
- gli vengono infilate dai "banderilleros" le "banderillas", che sono arpioni che straziano ancora più i muscoli, costringendo l'animale ad abbassare la testa
- viene colpito ripetutamente dalla spada che provoca sempre più gravi emorragie polmonari che soffocano l'animale



IL TORO QUANDO ESCE DALL'ARENA:
- viene trascinato via, spesso ancora agonizzante e paralizzato, ma cosciente
- ancora vivo, gli vengono tagliate coda e orecchie, macabri trofei di un'ingiusta vittoria



Anche i cavalli, spesso vecchi e malati, feriti, con le corde vocali tagliate, gli occhi bendati, sono vittime della corrida. A volte sventrati e rapidamente ricuciti, vengono riportati nell'arena e finiscono agonizzanti senza che nessuno si curi di loro quando ormai non servono più.

Il toro non è un animale da combattimento, è un animale erbivoro, allevato in pascoli fino all'età di 4 anni, poi bruscamente trasferito nell'arena. Torturare ed uccidere il toro significa sadismo, ignoranza, violenza, barbarie.
Le corride sono attivamente sostenute da circa un migliaio di persone definite dagli animalisti spagnoli MAFIA TAURINA. Questa mafia non ha scrupoli nello sfruttare la sofferenza degli animali per scopi puramente economici. Per imporre alla Spagna, all'Europa e al mondo questi orrendi spettacoli la mafia taurina, presenta la corrida come arte, folklore, tradizione popolare, ottenendo il consenso della "cultura ufficiale", del Governo spagnolo, aprendo Scuole di Tauromachia per giovanissimi, organizzando e incoraggiando spettacoli Comico-Taurini in cui nani, scimmie, scimpanzé, torturano a morte vitellini con lo scopo di "divertire" i bambini rendendoli crudeli e indifferenti al sangue ed alla sofferenza.

NON E' FINITA!!!

CI SONO LE FESTE SANGUINARIE SPAGNOLE CHE SONO PIÙ' DI 3.000 TUTTO L'ANNO


Proibite dal 1963 sono oggi incoraggiate dalle autorità sia civili che religiose e alcune, considerate di interesse turistico internazionale, vengono sovvenzionate ufficialmente. Gli animali usati sono bovini, ovini, asini, cani, gatti, conigli, asini, galline, oche e tanti altri. La maggior parte di queste sadiche feste paesane organizzate in onore di Gesù, Madonna e Santi sono terribili torture di bovini ormai inutilizzabili nelle corride e nella riproduzione.

Alcune delle 3.000 feste:

A MANGANESES (ZAMORA) - a febbraio - viene lanciata dall'alto una capretta viva.

A TORDESILLAS e in molti altri luoghi "eroici cavalieri" strappano o tagliano la testa di galli vivi appesi per le zampe.

FESTA DELL'ASINELLO
Si svolge a VILLANUEVA DE LA VERA (CACERES) in Estremadura ogni anno l'ultimo giorno di Carnevale. Un asinello piccolo e vecchio, cavalcato e selvaggiamente bastonato, viene trascinato dalla folla. Quando cade viene obbligato a rialzarsi a randellate, mentre i bambini lo riempiono di botte, calci e pugni per ore finche l'animale agonizza.

FESTA DEL TORO EMBOLADO (Toro con le corna di fuoco)
Sono più di 50 provincie di Valencia, Castellan e in altri paesi della Spagna. Si avvitano alle corna del toro piccoli arnesi con palle di cotone, olio e catrame a cui viene dato fuoco. Mentre l'animale impazzisce per il catrame infuocato che gli brucia il muso e gli occhi, viene inseguito, perseguitato e bastonato dalla folla.

FESTA DEL TORO DE LA VEGA (Settembre)
Un popolo di adulti e bambini armati di lance lunghe fino a 3 metri, aspetta l'arrivo del toro per torturarlo e trapassarlo in tutte le direzioni. Risulta vincitore di una LANCIA D'ORO, offerta dal Municipio, colui che, per primo, taglia i genitali al toro ancora vivo.

FESTA DEL TORO DI CORIA (Giugno) - Estremadura 12 tori vengono seviziati e linciati dalla folla inferocita, 2 al giorno per 6 giorni in onore di San Giovanni.

CHE "FIESTA"A CORIA
Da L'Indipendente del 20 luglio 1993, una cronaca agghiacciante di Isabel Pisano. Il toro, dopo due ore di corsa atterrita, privo di un occhio, ferito ovunque, con una zampa spezzata, giace ormai a terra esanime: "Diamogli fuoco sotto le palle, suggerisce qualcuno. Detto e fatto. Portano dei giornali, li accendono. Il toro scuote disperatamente la testa. Quelli che prima non avevano osato gli conficcano pezzi di bottiglia, gli infilano nell'ano dei bastoni. L'animale fa uno sforzo sovrumano per tentare di sfuggire a quelle belve, mentre dai suoi lombi il sangue zampilla da centinaia di fori, si alza in piedi e cade nuovamente. [...] 'I coglioni! I coglioni!' Si alza uno con un coltello e glieli recide di netto , mentre il toro, ancora vivo, lancia il suo ultimo grido, con l'unico occhio superstite che gli esce dalle orbite . Dallo spacco dove prima c'erano i genitali il sangue esce a fiotti. [...] Tutti sguazzano nel sangue. [...] Il sindaco dice: "Tutti quanti noi abbiamo l'obbligo di difendere i nostri gusti, perché questa è arte e cultura"

LA VIOLENZA SUGLI ANIMALI "ISTITUZIONALIZZATA", CIOÈ' ACCETTATA, PROMOSSA E ORGANIZZATA DALLE AMMINISTRAZIONI LOCALI, DAL GOVERNO E DALLA COMUNITÀ' EUROPEA, PUÒ' AGGRAVARE LA TENDENZA AD UN COMPORTAMENTO AGGRESSIVO NEI CONFRONTI DEGLI ANIMALI E ANCHE DEGLI UOMINI. LA TAUROMACHIA E' INDICE DI SOTTOSVILUPPO E DI ARRETRATEZZA. ASSISTERE AD UNA CORRIDA SI RISCHIA DI SVILUPPARE INCLINAZIONI CRUDELI E VIOLENTE FATALI ALLA SALUTE MENTALE.

Se state partendo per la Spagna Vi auguro comunque Buon Viaggio, ma nel contempo Vi chiedo di non assistere alle corride, di diffondere informazioni su tali atrocità, di inviare lettere e telegrammi di protesta al Governo Spagnolo, ai Sindaci delle varie città e paesi in cui si svolgono corride e feste sadiche, al Parlamento Europeo per chiedere l'abolizione in Europa di ogni spettacolo crudele. Chi desidera soggiornare in Spagna evitando spettacoli di corride, è invitato a visitare TOSSA DE MAR la prima stazione balneare che ha abolito queste orrende atrocità. E' importante sensibilizzare chiunque si reca in Spagna specialmente Provveditorati, Scuole, Presidi, Professori, alunni, affinchè scelgano TOSSA DE MAR come meta delle loro gite. Per l'abolizione della corrida, inviate telegrammi a:
PILAR RAHOLA,
PLAZA SAN JAUME
AYUNTAMIENTO
08002 BARCELONA - SPAGNA

con il seguente testo: "LA FELICITAMOS PARA SU LABOR CONTRA LA CORRIDA E LE ROGAMOS SEGUIR LUCHANDO HASTA SU COMPLETA ABOLICION"

Inviate proteste anche a:

(FAX)
Municipio (Ayuntamiento) de Càceres : 0034 927255718 Municipio de Coria: 0034 927503983 / 0034 927500735

(TEL.) Alcadia de Coria: 0034 927503639 Casa Municipal de Cultura: 0034 927500632

Tratto dal sito "Bairo", http://www.geocities.com/Paris/Bistro/9971/index.html

 
20 Aprile 2004

WHERE IS IRAQ?



A un anno da quella che e' stata spacciata come la fine della guerra in Iraq, decine di civili vengono uccisi a Najaf, Bassora, Nassiriya, Baghdad, Falluja... protagonisti di questa ulteriore serie di assassinii: i mercenari della coalizione, fra i quali la truppa degli italiani mandati nel nome di una "missione di pace" a far la guardia al petrolio di Nassiriya, affinché l'Eni veda aumentare il valore delle proprie cedole azionarie. Intanto, in Italia, le prime donne della politica fanno sparire magicamente il milione e piu' di pacifisti scesi in piazza per chiedere il ritiro delle truppe italiane.

Dopo un finto tentativo di mediazione fatto nei giorni scorsi da Barbara Contini, da poco nomitata governatore della provincia di Dhi Qar, i bersaglieri hanno 'sedato' le rivolte di poveri, affamati, disoccupati e manifestanti scesi in piazza, sparando sulla folla e uccidendo 15 persone tra cui una donna e due bambini.
Alcune proteste hanno avuto come teatro Najaf, dopo l'arresto di un esponente della comunità sciita, assistente del piu' noto Sayyed Muqtada Sadr, direttore di un settimanale chiuso dalle truppe di occupazione.
Ma molte sono le rivolte che ogni giorno coinvolgono studenti, quelli che tentarono di salvare le biblioteche e i musei saccheggiati un anno fa, e l'intera popolazione allo stremo -sciita o non sciita-, in ogni città irachena. Neanche la dura reazione dei militari è riuscita a fermare le proteste contro l'occupazione di USA e amici (con l'Italia fra i più intimi) .
Nei giorni precedenti si erano avuti scontri anche a Bassora tra militari inglesi e disoccupati, con un dimostrante ucciso. Due giorni prima i seguaci di Al Sadr avevano occupato il palazzo del governatore.
Preoccupante la situazione a Falluja, dove erano stati uccisi 4 mercenari americani, accerchiata ormai da giorni dall'esercito U.S.A (che ha attaccato anche le zone residenziali e bombardato una moschea), e senza acqua né medicinali.
Giornali e tv, intanto, a fronte dei crimini ingiustificati commessi dall'esercito nei confronti di tanti civili scesi in piazza per chiedere la fine della guerra, il diritto all'autodeterminazione, la fine della occupazione dei loro territori, falsificano la realtà, nel tentativo di suscitare la commozione per i militari feriti: e allora si parla di rivoltosi sciiti che si fanno scudo di donne e bambini piuttosto che dire che i bersaglieri italiani hanno sparato sui civili.
I nostri militari sempre e solo eroi sui quali si sprecano fiumi di lacrime patriottico-nazionaliste, utili a giustificare il governo mentre demonizza i pacifisti.

In postazione!

 
19 Aprile 2004

La vera bomba intelligente!

The Coca Cola Crimes


Coca Cola e paramilitarismo ovverossia come la transnazionale delle bollicine regola i conflitti sindacali in Colombia. Assassinii, sequestri e sparizioni eseguiti dagli squadroni della morte a danno dei lavoratori delle societá d’imbottigliamento della soft drink che ha conquistato il mondo.

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L'organizzazione sindacale colombiana é stata dimezzata dalla intimidazione, dal sequestro, dalla detenzione, dalla tortura e dall’omicidio di numerosi leader da parte delle forze paramilitari che hanno agito nell’interesse delle grandi imprese che operano in Colombia, come la Coca Cola e la ‘Panamerican Beverages-Panamco’”. Si apre cosí la denuncia presentata negli Stati Uniti dal sindacato colombiano ‘Sinaltrainal’, contro il colosso mondiale delle soft drinks e la loro maggiore societá imbottigliatrice in America Latina. “I manager degli impianti di imbottigliamento della Coca Cola in Colombia hanno contrattato gruppi paramilitari per reprimere l’attivitá dei leader sindacali. Non ci sono dubbi che la transnazionale di Atlanta ha tratto vantaggio dalla repressione sistematica dei diritti sindacali e che non ha protetto debitamente i lavoratori colombiani dagli atti di persecuzione”, prosegue il testo della denuncia depositata lo scorso 20 luglio dai legali della ‘Sinaltrainal’ e dalla centrale sindacale Usa ‘United Steelworkers of America’ presso la Corte Distrettuale della Florida.

‘Sinaltrainal’, struttura a cui aderiscono oltre 4.000 dipendenti dei maggiori complessi industriali del settore alimentare, punta il dito oltre che sulla Coca Cola e la Panamco, anche su altre importanti multinazionali, come la ‘Nestlé’ e la ‘Cicolac’. Nelle aziende di proprietá di questi gruppi si é verificata nell’ultimo decennio un’impressionante sequela di omicidi selettivi, sequestri e sparizioni di sindacalisti e operai, eseguiti dagli squadroni della morte di estrema destra, crimini rimasti del tutto impuniti grazie alle coperture e alla collaborazione di ampi settori delle forze di sicurezza statali.

Undici i dirigenti e gli attivisti assassinati (5 quelli dipendenti dalle societá imbottigliatrici della Coca Cola), 6 quelli miracolosamente sopravvissuti ad attentati dinamitardi, 5 i leader sindacali che a seguito delle gravi minacce subite dai paramilitari sono stati costretti a dimettersi dalla ‘Panamco’ e a rifugiarsi all’estero.

Numerosi i dipendenti colombiani della Coca Cola vittima di persecuzioni da parte di organi giudiziari e di polizia dello Stato colombiano, ingiustamente accusati di legami con il terrorismo o con le organizzazioni della guerriglia; tra essi 12 leader sindacali sono stati detenuti illegalmente per periodi piú o meno lunghi a partire dal 1984. A seguito delle campagne di repressione eseguite dalle forze armate nella regione settentrionale dell’Urabá (dipartimento di Antioquia), nel 1985, 17 operai dell’impianto di imbottigliamento della Coca Cola del municipio di Carepa, hanno dovuto abbandonare il lavoro per sfollare insieme ai propri familiari verso altre cittadine della regione. Nel 1996, un gruppo paramilitare ha fatto irruzione nello stesso impianto di Carepa, costringendo 70 operai a rassegnare le porprie dimissioni dal sindacato. Successivamente due lavoratori sono stati assassinati, altri due dipendenti sono stati vittime di attentati e l’ufficio locale di ‘Sinaltrainal’ é stato devastato e incendiato durante un blitz paramilitare.

A Bucaramanga (capoluogo del dipartimento di Santander), sempre nel 1996, la sede della cooperativa dei lavoratori della Coca Cola ‘Cooincoproco’, é stata oggetto di due raid da parte dei corpi speciali della polizia, alla ricerca – inutile – di armi ed esplosivi. Nel 1997 la ‘Cooincoproco’ e l’abitazione del leader sindacale e dipendente della Coca Cola, Alfredo Porras, sono stati devastati da un nuovo raid degli uomini della 5^ brigata dell’esercito colombiano. ‘Sinaltrainal’ ha denunciato altresí come i propri attivisti siano costantemente oggetto di pedinamenti e intercettazioni telefoniche illegali, e come le imprese imbottigliatrici della Coca Cola abbiano ripetutamente violato accordi collettivi e diritti sindacali, chiudendo arbitrariamente i propri impianti e licenziando i lavoratori senza giusta causa.

“Le imprese transnazionali come la Coca Cola e la ‘Nestlé’, impediscono in Colombia il libero esercizio sindacale” aggiunge ‘Sinaltrainal’. “All’interno delle fabbriche gli operai vivono in un clima di repressione, controllati a vista da videocamere e personale armato. E’ sufficiente partecipare a una riunione sindacale per ricevere la notifica di licenziamento e, se il lavoratore la impugna, é costretto a fare i conti direttamente con le minacce dei capi della sicurezza, pagati dall’impresa”. Il gravissimo clima d’intimidazione vissuto nelle fabbriche ha avuto come effetto l’indebolimento della centrale sindacale, che ha visto negli ultimi due anni il dimezzamento dei propri iscritti, in un paese, dove appena il 3% dei lavoratori esercita il proprio diritto di affiliazione sindacale e dove negli ultimi 15 anni sono stati assassinati oltre 3.800 tra dirigenti e iscritti della CUT, la Centrale Unitaria dei Lavoratori della Colombia.



La Panamco di Colombia alla conquista della Coppa America

“Neghiamo ogni tipo di vincolo con qualsiasi violazione dei diritti umani” ha inmediatamente commentato l’Ufficio degli Affari Internazionali della Coca Cola da Atlanta, respingendo le accuse delle centrali sindacali colombo-statunitense. “Le imbottigliatrici in Colombia sono compagnie del tutto indipendenti dalla Coca Cola e per tanto la Compagnia non ha a che vedere con i suoi dipendenti o sindacati”. Una smentita che tuttavia non trova riscontri oggettivi nell’organigramma aziendale, in quanto la transnazionale concede dal 1951 il monopolio della produzione, dell’imbottigliamento e della distribuzione dei propri prodotti alla ‘Panamco Indega Colombia’, filiale della ‘Panamerican Beverages –Panamco’ di Miami (Florida), di cui proprio la Coca Cola Company possiede il 24% del capitale azionario e conta su due rappresentanti nel consiglio di amministrazione. L’88% del fatturato della Panamco é generato appunto dalla produzione e dalla commercializzazione in tutta l’America Latina dei prodotti del marchio Coca Cola, mentre il resto deriva dalla distribuzione sul mercato sudamericano delle note birre euopee ‘Kaiser’ ed ‘Heineken’.

Per ció che riguarda la ‘Panamco Indega’, essa risulta proprietaria in Colombia di 20 impianti di produzione, 71 centri di distribuzione e oltre 1.500 camion da trasporto. Diecimila i dipendenti della controllata colombiana, a cui la Coca Cola Company, fornisce il supersegreto concentrato-base della bevanda e il completo appoggio nell’implementazione delle strategie di mercato. A capo della ‘Panamco Indega’ una potente cordata di imprenditori del dipartimento di Antioquia (gli industriali Daniel Peláez, Alberto Mejía, José Gutiérrez ed Hernando Duque – gruppo Fontibon), con articolati interessi nel settore alimentare, finanziario e dei mezzi di comunicazione di massa. Presidente della ‘Panamco Colombia’ é Roberto Ortiz, vicepresidente del consiglio di amministrazione della ‘Panamco’-madre di Miami.

Prova di quanto stiano a cuore alla transnazionale di Atlanta le sorti economiche e politiche del paese sudamericano é il decisivo ruolo di pressione esercitato sulla Confederazione calcio dell’America Latina per realizzare in Colombia la Coppa America 2001, la cui organizzazione era stata sospesa proprio alla vigilia della data fissata per l’evento sportivo, a seguito della recrudescenza del conflitto interno. La Coca Cola insieme alla ‘Master Card’, entrambi patrocinatori della Coppa, hanno manifestato il loro ultimatum alla societá ‘Traffic’, proprietaria dei diritti di commercializzazione e trasmissione televisiva del torneo internazionale, perché rispettasse la data e la sede prevista; in caso contrario le due transanazionali avrebbero ritirato il loro patrocinio con perdite per la ‘Traffic’ e la Confederazione calcistica sudamericana per 80 milioni di dollari.

Nonostante le oggettive difficoltá di tipo organizzativo e la diserzione di importanti Paesi (vedi Argentina e Canada), a soli tre giorni dalla data prevista per l’inizio della competizione, la Confederazione ha deciso di disputare l’appuntamento in Colombia. Non si sarebbe potuto fare diversamente: la Coca Cola patrocinia dal 1974 i Campionati Mondiali di calcio e i principali eventi internazionali giovanili della Fifa, mentre dal 1993 la compagnia ha concesso il proprio marchio per la pubblicizzazione della Coppa America.



Lavoro minorile, razzismi e monopoli illegali
Proprio a causa del calcio, la Coca Cola ha subito recentemente un’altra grave caduta d’immagine. Alla vigilia del campionato mondiale Francia ’98, gli attivisti di ‘Transfair’, l’organismo internazionale che certifica l’origine etica dei prodotti del commercio equo e solidale, hanno documentato lo sfruttamento intensivo di minori nella fabbrica di palloni con marchio Coca Cola a Sialkot (Pakistan). Le foto di alcune bambine di 11 anni che incollavano e cucivano i palloni hanno fatto il giro per il mondo, riprodotte in decine di quotidiani e riviste di rilevanza internazionale.

Negli ultimi due anni la Coca Cola é finita ancora altre volte sotto accusa per violazioni dei diritti sindacali e fatti relativi a gravi discriminazioni razziali. Nel novembre del 1999, un lungo sciopero violentemente represso dalle forze dell’ordine, ha bloccato le attivitá dell’impianto d’imbottigliamento della ‘Panamco Brasil’ di Jundiai (Brasile), per protestare contro l’ingiustificato licenziamento di 67 lavoratori.

Nella primavera dell’anno successivo, otto dipendenti hanno denunciato a New York il management della Coca Cola Company affermando di essere stati gravemente discriminati sul lavoro, perché neri. Cosí l’organizzazione statunitense dei lavoratori neri della Coca Cola sono interventuti in occasione dell’assemblea annuale degli azionisti, minacciando di dare il via ad un boicottaggio su scala mondiale della bevanda se non fossero state adottate misure contro la discriminazione razziale esistente negli impianti. Qualche mese fa (aprile 2001), a Cuernavaca (Messico), le truppe antisommossa sono intervenute per reprimere la protesta dei lavoratori della ‘Cooperativa Pascual’, produttrice di bevande gassate, duramente colpita dalla politica monopolistica della Coca Cola, che impone a distributori e piccoli commercianti contratti di esclusivitá, consentendo l’accesso ai propri prodotti e alla pubblicitá solo in caso di assenza di altri marchi.

Per sbarazzarsi di eventuali competitori – come nel caso della ‘Cooperativa Pacual’, produttrice della popolare bevanda messicana ‘Boing’ – la Coca Cola regala ai rivenditori casse di prodotti, frigoriferi e assicura la formazione in contabilitá e gestione impresariale a coloro che si impegnano a vendere esclusivamente le bevande della compagnia di Atlanta. I dipendenti della ‘Cooperativa Pascual’ hanno altresí denunciato che la Coca Cola “é arrivata a distribuire anche denaro per ottenere l’esclusiva”, riferendosi in particolare alla giunta che amministra la cittá di Cuernavaca, e che avrebbe ricevuto contributi per oltre 600.000 pesos messicani, in cambio della decisione di vietare la presenza di altri produttori di bevande all’interno degli stand dell’importante ‘Fiera annuale di primavera’. Un caso analogo si é registrato all’interno dell’Universitá dello Stato di Morelos, in cui é stato firmato un contratto di vendita esclusiva dei prodotti del marchio Coca Cola con una societá in mano a Lino Korrodi, il cervello finanziario della campagna presidenziale di Vicente Fox, quest’ultimo con un passato da manager della transnazionale per l’intero mercato latinoamericano.

E mentre i fatturati e i guadagni del colosso di Atlanta si preannunciano da record per il 2001, la dirigenza della compagnia ha recentemente annunciato il taglio di 6.000 posti di lavoro a livello mondiale, metá dei quali negli Stati Uniti, nell’ambito della ristrutturazione del sistema produttivo decisa dal nuovo presidente Douglas Daft.







LA LUNGA LISTA DELLE VIOLAZIONI DENUNCIATE DAL SINDACATO COLOMBIANO SININTRAL CONTRO I LAVORATORI DELLA COCA COLA E DI ALTRI IMPORTANTI TRANSNAZIONALI DEL SETTORE ALIMENTARE







Lavoratori assassinati




1986 Héctor Daniel Useche Beron (Nesté of Colombia)

1989 Luis Alfonso Vélez (Nestlé of Colombia)

1993 Harry Laguna Triana (Cicolac Ltda)

1994 José Eleaser Manco David (Coca Cola)

1994 Luis Enrique Giraldo Arango (Coca Cola)

1995 Luis Enrique Gomez Granada (Coca Cola)

1996 José Manuel Becerra (Cicolac Ltda)

1996 Toribio de la Hoz Escorcia (Cicolac Ltda)

1996 Alejandro Hernandez V. (Cicolac Ltda)

1996 Isidro Segundo Gil Gil (Coca Cola)

1996 José Libardo Herrera Osorio (Coca Cola)









Lavoratori sopravvissuti ad attentati e costretti a rifugiarsi all’estero





1990 Antonio Rico Morales (Nestlé of Colombia)

1995 Víctor Eloy Mieles Ospino (Cicolac Ltda)

1996 Gonzalo Gómez Cervantes (Cicolac Ltda)

1996 Adolfo Cardona Usma (Coca Cola)

1996 Gonazlo Quijano Mendoza (Beta Ltda)

1998 Rafael Carvajal (Coca Cola)







Lavoratori gravemente minacciati e costretti a lasciare il posto di lavoro




1995 Luis Eduardo García (Coca Cola)

1995 Rafael Almenteros (Coca Cola)

1995 Alfonso Mutis (Coca Cola)

1995 Sessanta operai dell’impresa ‘Granja La Catorce’ nella Sierra Nevada di Santa Marta (Magdalena), di proprietá della societá Indunal S.A., del Senatore Fuad Char Abdala.

1996 Oscar Tascón Abadía (Cicolac Ltda)

1996 Tomás Enrique Galindo (Cicolac Ltda)

1996 Alfonso Daza Alfaro (Cicolac Ltda)

1996 Gabriel Serge (Cicolac Ltda)

1996 Martín Emilio Gil Gil (Coca Cola)

1996 Gonzalo Quijano (Beta Ltda)

1998 Luis Javier Correa Súarez (Coca Cola)







Lavoratori arrestati con l’accusa di terrorismo e sovversione, torturati e successivamente liberati perché innocenti




1984 Jaime Gómez Díaz (Coca Cola)

1984 Efraín Surmay (Coca Cola)

1984 Rafael Almenteros (Coca Cola)

1984 Heriberto Gutiérrez (Coca Cola)

1984 Julio Alberto Arango (Coca Cola)

1984 Humberto Cortés (Coca Cola)

1995 Luis Javier Correa Súarez (Coca Cola)

1995 Gonzalo Quijano (Beta Ltda)

1996 Luis Eduardo García (Coca Cola)

1996 José Domingo Flórez (Coca Cola)

1996 Sergio A. López (Coca Cola)

1996 Alvaro González (Coca Cola)

1996 Luis Javier Correa (Coca Cola)

1996 Edgar A. Páez (Sinaltrainal)

1996 Gonzalo Quijano (Beta Ltda)

1996 Eduardo Ortega (Beta Ltda)

1996 Alvaro Villafañe (Nestlé of Colombia)

1996 Rafael Moreno (Sinaltrainal)

1996 Alfonso Barón (Cicolac Ltda)

1996 Hernando Seirra (Cicolac Ltda)







Sindacalisti dell’impianto Coca Cola di Carepa (Urabá-Antioquia) costretti a fuggire in altri dipartimenti della Colombia





1985 Elías Muñoz

Bernardo Alcaraz

Jannio Barrios

Jaime Cano

Consuelo Montoya

Robert Harold López

Wilson Montoya

Rodrigo Rueda

Rubiel Goez

Jesús Emilio Giraldo

Humberto Ramirez

1996 Dolahome Tuberquia

Giovanny Gómez

Hernán Manco

Oscar Darío Puerta

Oscar Alberto Giraldo

Luis Adolfo Cardona









Ingerenze arbitrarie ed illegali nella vita dei lavoratori e delle rispettive organizzazioni




1995 Raid contro Cooincoproco (Cooperativa dei lavoratori della Coca Cola) da parte delle forze speciali della polizia (Bloque de Búsqueda) di Bucamaranga.



1996 Raid contro Cooincoproco (Cooperativa dei lavoratori della Coca Cola) da parte delle forze speciali della polizia (Bloque de Búsqueda) di Bucamaranga e Cúcuta.



1996 Raid nell’abitazione di Beatriz Ardila Reyes, Segretaria del Sindacato di Bucamaranga.



1996 I lavoratori della Coca Cola di Cúcuta, Alfredo Porras e Jimmy Helberto Fontecha vengono fermati, identificati ed interrogati da appartenenti alla polizia e ad un gruppo paramilitare



1996 Gruppi paramilitari costringono 70 lavoratori della fabbrica della Coca Cola di Carepa (Urabá Antioqueño) ad abbandonare il sindacato a cui sono iscritti.



1997 Raid contro Cooincoproco e nell’abitazione di Alfredo Porras (Coca Cola), da parte della 5^ Brigata dell’Esercito.



Prodotti distribuiti in Italia dalla Coca-Cola

COCA-COLA, FANTA, SPRITE,
NESTEA, BONAQUA, KINLEY,
BEVERLY, MINUTE MAID,
POWERADE, ICE LEMON



http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/index.html

ILLEGALE!


L'opposizione al muro continua; nel villaggio di Biddu i palestinesi che abitano le terre situate nel nord-ovest di Gerusalemme hanno dato vita ad una manifestazione molto partecipata contro il muro dell'apartheid che gli israeliani stanno costruendo nelle terre della provincia di Biddu. La manifestazione è cominciata nelle prime ore della mattina, con i manifestanti diretti verso le terre sventrate dai bulldozer degli occupanti. Dozzine di soldati appartenenti all'esercito di occupazione israeliano attendevano i manifesanti nelle loro terre, subito hanno sparato gas lacrimogeni quando i contadini si apprestavano ad avviciarsi ai bulldozer. Molti palestinesi hanno lanciato pietre verso i soldati che a loro volta hanno intensificato il lancio di gas lacrimogeni aggiungendoci bombe assordanti. Alcuni manifestanti hanno accusato malesseri per l'uso smodato di gas da parte dell'esecito israeliano. Si sono contati anche numerosi arresti, tra cui un dodicenne e due palestinesi sono stati pestati dai soldati israeliani. Il primo dei due pestati è stato prelevato dall'ospedale dopo essere stato colpito alla taste dai manganelli, il secondo è stato fermato mentre con gli ISM (international solidarity moviment) fotografavano e documentavano la repressione in atto. Arrestati anche due internazionali dell'ISM che fotogravano un soldato israeliano intento a torcere il braccio, quasi fino a spezzarlo, di un manifestante e sbattergi la testa sontro gli sportelli posteriori della jeep militare.



E' cominciata anche la distruzione della terra coltivata per far posto al muronel villaggio di Beit Ijza. I buldozer degli israeliani appeni entrati nella zona hanno sradicato ulivi e a distruggere le piantagioni. Il tutto con la presenza di un discreto numero di militari israeliano che avevano preventivamente chiuso tutte le entrate al villggio per non fare arrivare altri manifestanti solidali con la popolazione di Beit Ijza.
In Beit Surik oggi, i militari hanno consegnato nuovi ordini di confisca con una mappa che mostrava il percorso del muro fin dentro il villaggio.Questo ordine è stato consegnato alla gente del villaggio prima ancora che la corte israeliana di occupazione emettesse un verdetto in risposta ai ricorsi fatti dai cittadini di Beit Surik. Il lavoro della costruzione del muro della segregazione è stato interrotto da più di un mese e le corti israeliane stanno analizzando i ricorsi della popolazione palestinese.
Si prevede che le forze di occupazione torneranno domani alle 10.00 a.m. nelle terre confiscate per cominciare la marcatura, anticipando la costruzione del muro che partirà a breve.

Il Muro viola chiaramente i Diritti Umani fondamentali, tra cui il diritto alla liberta' di movimento, il diritto all'educazione, alla salute, al lavoro e alla proprieta'. La costruzione del Muro comporta l'annessione illegale di un territorio gia' occupato e come tale è un Crimine di Guerra, una "grave violazione" della IV Convenzione di Ginevra.
Il governo israeliano infrange continuamente il diritto internazionale per stringere ancora di più la morsa dell'Occupazione in Palestina, attraverso la costruzione del Muro che, una volta completato, sarà lungo circa 730 km e annettersi il 50% della Cisgiordania. Il Muro rafforza un regime di Apartheid, dal momento che il suo percorso va tutto a beneficio dei coloni ebrei e dello stato di Israele, a scapito della popolazione palestinese.
Contro questa politica di occupazione e espansione e contro il progetto del Muro dell'Apartheid da tempo sono in atto lotte e proteste di ogni forma in Palestina, in Italia e in tutto il resto del mondo. A queste Israele risponde internamente con l'incarcerazione di chi rifiuta di combattere, e esternamente con la violenza solita di un'esercito di occupazione: pallottole e granate contro chi si ribella, restrizioni illegali e indiscriminate a chi volesse entrare nei territori per solidarizzare e testimoniare, e infine la solita violenza cieca contro la popolazione palestinese.


Muro a betlemme


http://italy.stopthewall.org/[
 
18 Aprile 2004

Scippo

Nuova trovata di Berlusca per il suo successo.
Venerdi' al mio amico M. viene rubato il portafogli alla stazione di Roma. Se ne rende conto solo quando, arrivato a casa a Milano, deve pagare il taxi. A questo punto, dopo aver regolato i conti col tassista, decide di andare a denunciare lo scippo subito, come chiunque nei suoi panni avrebbe fatto.
In questura pero' gli viene precisato che da quest'anno la legge cambia, per cui un borseggio compiuto da ignoti non si puo' piu' denunciare (e quindi registrare) come reato di borseggio, ma come semplice smarrimento.
La denuncia di borseggio si puo' fare solo se il borseggiatore e' colto in flagrante, altrimenti sei solo un cretino che si e' perso il portafogli. E ci manca solo che il funzionario ti dica anche "Fesso!".
Insomma, in teoria se vi rubano la borsa o il portafogli dovete acciuffare il borseggiatore o almeno saperne nome e cognome, da quanto ho capito io. Mi sembra una cosa nella maggior parte dei casi difficile da fare. Immaginate una vecchina scippata della pensione che si trasforma in Wonder Woman, si lancia all'inseguimento del delinquente giu' per i vicoli, l'atterra e dopo averlo legato saldamente col lazzo magico che obbliga a non mentire lo porta in questura e lo denuncia per borseggio!
A questo punto la riflessione sorge spontanea: ma perche' mai un cittadino scippato non puo' denunciare lo scippo, ma deve passare per il fesso che s'e' perso i soldi da solo?

POI MI E' TORNATO IN MENTE IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI che l'attuale Presidente del Consiglio stipulo' con ogni cittadino italiano quasi tre anni fa.


Al punto 2 del contratto si legge: *Attuazione del "Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini" che prevede tra l'altro l'introduzione dell'istituto del " poliziotto o carabiniere o vigile di quartiere" nelle citta', con il risultato di una forte riduzione del numero di reati rispetto agli attuali 3 milioni.*
Allora ho pensato, ma se il reato di borseggio si puo' denunciare solo in flagranza altrimenti e' smarrimento, a questo punto dal 2004 in poi gran parte delle denunce (e quindi del conteggio dei reati) sparira' dalle statistiche?
Incuriosito dalla scoperta, sono andato a cercare sul sito del Censis quanti sono stati i borseggi nell'ultimo anno. I conteggi del 2003 non sono ancora disponibili, ma pare che nel 2002 siano stati denunciati 154.000 borseggi.
Certo in qualche caso il borseggiatore sara' stato colto in flagranza dal cittadino-Superman del momento, ma se i reati in Italia nel 2001 erano 3 milioni, cio' significa che con la scaltra mossa della nuova legge sulle denunce, in un batter d'occhio e senza potenziare la sicurezza i reati sono gia' diminuiti del 5% circa!
Che il contratto con gli italiani fosse una cialtronata populistica, un'operazione di marketing politico, l'avevamo gia' capito tutti tre anni fa, ma a questo punto io mi sento preso in giro e piu' di me dovrebbero sentirsi presi in giro tutti coloro che hanno votato per il Cavaliere&Soci. E' come quella del milione e mezzo di posti di lavoro.
Lo credo che ci sono piu' posti, con la nuova legge sull'occupazione!
Solo che coi nuovi contratti dopo 2 mesi sei di nuovo un disoccupato, anche se le statistiche dicono che gli impieghi aumentano.
 
16 Aprile 2004

Intifada



E' il temine (in arabo "sollevazione") con cui viene definita l'insurrezione esplosa il 9 dicembre 1987 nei Territori palestinesi occupati da Israele vent' anni prima.
La scintilla che fece scoppiare l'insurrezione fu la morte di quattro profughi del campo di Jabaliya, nella Striscia di Gaza, travolti da un grosso automezzo israeliano mentre viaggiavano su due taxi collettivi.
Sintomatico dell' esasperazione cui una repressione sempre più pesante e accompagnata da quotidiane vessazioni aveva portato gli animi, e che l'incidente sia stato percepito come determinato da deliberata volontà di uccidere da parte del conducente israeliano, un colono.
I funerali, cui parteciparono quattromila persone, si trasformarono in una manifestazione di protesta. La polizia israeliana aprì il fuoco, uccidendo due giovani e ferendone altri trenta, in un copione - eccidio, funerali, altro eccidio - destinato a ripetersi all' infinito, tanto nella Striscia quanto in Cisgiordania.
Nella prima settimana di scontri, i morti furono venticinque.
Esplosa spontaneamente, l'Intifada covava tuttavia da tempo, come risposta a un'occupazione che si protraeva ormai da vent'anni e che, mistificata come "benevola", era già stata con trassegnata da assassinii, persecuzioni, arresti e brutalità di ogni genere, oltre che da un opera di snazionalizzazione (250.000 palestinesi fuggiti nel 1967 oltre il Giordano si sono visti precludere il ritorno, altri sono stati deportati verso la Giordania e il Libano, migliaia sono stati indotti dalle angherie dell' occupante a lasciare il territorio) e di colonizzazione sempre più aggressiva

Come è stato da diverse parti rilevato, i palestinesi si sono ribellati perché "non avevano più nulla da perdere" è stata proprio la consapevolezza di rischiare in quanto tali, a prescindere da ogni comportamento, l'incolumità, la libertà e la vita stessa a spazzar via passività e paura. L'obiettivo che gli insorti si sono posti è il ritiro delle truppe d'occupazione: è un obbiettivo che spiega l'esclusione sia del ricorso ad armi più letali che le pietre, sia dello sconfinamento oltre la "linea verde", nei territori che facevano parte di Israele prima del giugno 1967; che punta quindi, in termini di logica politica, a una soluzione del problema palestinese nell' ambito dei Territori, quale l'Olp ha effettivamente prospettato con la proclamazione, nel novembre dell'88, ad Algeri, di uno Stato palestinese conforme alle raccomandazioni dell'Onu.

Vale anzi la pena di sottolineare che alle varie forme di lotta adottate nelle diverse fasi che l'Intifada ha attraversato nei primi tre anni - manifestazioni, scioperi, sassaiole di strada, disobbedienza civile - sotto la direzione di un "Comando unificato" clandestino e di una rete di comitati popolari nei quali sono rappresentati le organizzazioni e i partiti presenti nei Territori, si è accompagnato uno sforzo più o meno sistematico per creare, nella lotta, strutture di autogoverno. Frutto essa stessa degli sconvolgimenti introdotti dall' occupazione nella società tradizionale palestinese, la sollevazione ha stimolato così un profondo rinnovamento politico e sociale. Essa ha prodotto, per quanto riguarda la Cisgiordania, un risultato di grande portata: la rinuncia della Corona hascemita (31.luglio 1988) ai diritti accampati su quel territorio a seguito dell'annessione del 1950 e il riconoscimento del diritto dei palestinesi all'autodecisione in un proprio Stato, da parte della Corona stessa.



بــــــــســــــم الـلـه الــــــرحـــــــمـــــــــن الــــــرحــــــيــــــــــم

Over 2000 Palestinians were killed.
Over 700 Israelis.
We can live together.
No to occupation. No to revenge.
Justice, Freedom and Peace.
 
15 Aprile 2004

Benetton prepara un nuovo sgombero in Patagonia

Con 900.000 ettari di terra i fratelli Benetton sono il primo proprietario terriero dell' Argentina. Nonostante siano famosi nel mondo piu' per le campagne pubblicitarie a favore di 'cause nobili' che per i metodi disumani e coloniali con i quali gestiscono i loro affari, la storia di questa fortuna non si discosta dalla tradizione di repressione e negazione del diritto all' esistenza che i popoli Mapuche hanno subito negli ultimi due secoli. Gli ultimi a finire nel mirino dell' avidita' della multinazionale italiana sono una comunita' di 50 persone e una scuola frequentata da 18 bambini, che rischiano di essere sgomberati per lasciare posto ad un attivitita' turistica che i Benetton, con la collaborazione del governo della regione, vorrebbero impiantare approfittando del progetto di ristrutturazione della linea ferroviaria.

Precipita la situazione in Chiapas

Sabato 10 Aprile a Zinacantan è statoattaccato da militanti del Partito della Rivoluzione Democratica, un corteo di basi d’appoggio zapatiste che volevano distribuire acqua alle famiglie della zona a cui alcuni mesi fa ne era stata tagliata l’erogazione: 29 feriti anche da colpi d'arma da fuoco. Fonti della Croce Rossa riferiscono di due zapatisti morti.
 
07 Aprile 2004

Carlo Giuliani



Genova, in una città blindata in occasione del vertice dei G8, continuano le dimostrazioni iniziate il giorno precedente con il ‘corteo dei migranti’, mentre la città è affollata di giovani e non, che hanno risposto all’appello lanciato dal ‘Genoa social forum’, dalle ‘Tute bianche’, Rifondazione comunista, Campo antimperialista e altri gruppi antiglobalizzazione, per contestare lo strapotere dei grandi. Oggi le ‘Tute bianche’ hanno inscenato lo sfondamento della rete che protegge la ‘zona rossa’ nel giorno della ‘disobbedienza civile’.



Da una camionetta di carabinieri, circondata da alcuni ragazzi armati di soli oggetti contundenti, parte un proiettile che colpisce alla testa Carlo Giuliani, 23 anni.



Per inscenare l’incidente, non sapendosi filmati, i carabinieri innescano la retromarcia e la camionetta passa sul corpo del ragazzo, già caduto a terra in una pozza di sangue.



Il giorno seguente, 200.000 persone accorrono per la dimostrazione finale unitaria e per protestare contro l’uccisione del ragazzo. Le forze di polizia prendono a pretesto l’azione di alcuni gruppi di giovani, che effrangono le vetrine di alcune banche e bruciano macchine di lusso, e caricano con lanci di lacrimogeni e pestaggi indiscriminati la folla di manifestanti(tra cui il sottoscritto....), per la gran parte indifesi e privi di servizi d’ordine.




La giornata si chiude con un altro pestaggio nelle scuole messe a disposizione dal Comune per accogliere i giovani, operato dalle forze di polizia, che operano decine di arresti e provvedono altresì ad effrangere, nella scuola adibita a sede del Genoa social forum i computer, asportare il materiale fotografico e video che gli organizzatori hanno raccolto per documentare le violenze della polizia e la morte del giovane





"Io non voglio che mi ricordiate

Nel trionfo, ma nella mia sera

Nelle cose che dissi tremando

In ciò che suonai con paura

Povere genti che ai menestrelli credete

Dimenticarvi di me non potrete

E io di voi scordarmi non posso

Dentro un tramonto feroce e rosso

Dentro un cielo di sangue e vino

Ascoltate come sembra il primo

L'ultimo accordo che io imparai

Io non voglio, non voglio morire

E a morire non riuscirò mai"



stefano benni "Una canzone per De André"



io,

la dedico a carlo
 
06 Aprile 2004



Credo che tra i cantanti che sono venuti fuori negli anni '90 sia il più interessante.

Vinicio Capossela e cresciuto e vive attualmente a Modena dove anche se non è certo originario della città. Il padre è meridionale mentre la madre è tedesca. E credo proprio che questa caratteristica lo abbia parecchio arricchito.

Ma come Vinicio non si diventa, bisogna proprio nascere. Mi riferisco al talento davvero grande che si trova in tutte le sue canzoni e soprattutto nelle meno famose. Ci sono la musica, le parole, il ritmo di chi con la musica ha una grande intesa.

Vinicio è di indole un po' pigra come lui stesso ama dipingersi in più canzoni. E`uno che si alza la mattina, se si alza, e fa quello che gli pare, magari niente. E talvolta scrive anche qualche canzone. Così, perché gli viene spontaneo, perché vuole scriverla. E racconta di ambienti decadenti un po' bohème e di storie di provincia, di amici, donne, locali andati. E c'è sempre il gusto del ricordo, bello o brutto non importa

Quello che più mi piace delle sue canzoni è assaporarne la ricchezza e contemporaneamente la semplicità. Perché le sue canzoni sono genuine, arrangiate in maniera essenziale proprio per fare risaltare il contenuto.

Insomma, l'opposto di quelle canzoni del tipo cantante-alla-frutta che solo perché ha avuto un'idea discreta per un ritornello ne fa un'intera canzone che regge a stento solo grazie ad un arrangiamento eccessivo che alla fine diventa la canzone stessa. Con una canzone di Vinicio se ne potrebbero fare due o tre normali.

Vinicio se avesse voluto si sarebbe affidato a ben altre persone per i suoi dischi e per la sua immagine e sarebbe diventato ben più famoso in altri ambienti.....ma non sarebbe stato Vinicio Capossela, sarebbe stato un cantante qualsiasi.

Insomma.....se siete tra quelli alla ricerca di canzoni fuori dall'ordinario, Vinicio Capossela fa al caso vostro!



http://www.concerto.net/capossela/
 
05 Aprile 2004

Un FiLm pEr rIcoRdARe.....

Tutto è cominciato un mese fa.

Il sig.Bonsignori, segretario della camera del lavoro di Monza, mi convoco' nel suo ufficio per invitare me e la mia associazione a partecipare a un importante progetto.

Si tratta di girare un film-documentario, destinato alle scuole e alle biblioteche, sugli scioperi del 1943 dove centinaia di migliaia di lavoratori smisero di lavorare per opporsi alla guerra che ormai attanagliava il nostro paese, per la fame patita dal popolo e contro il regime fascista.
Durante questi moti molte persone morirono, altre furono spedite nei campi di concentramento e altre ancora subirono sevizie e torture dagli oppressori nazifascisti.

Dato che si avvicina il sessantesimo anniversario di quegli scioperi, che decisero le sorti del nostro paese, è nostra convinzione far giungere alla gente il ricordo degli operai che misero a repentaglio la loro vita per il nostro paese,per la nostra vita e per il nostro futuro.


5 Aprile. Giorno delle riprese.

Gran parte del film è gia' stato girato precedentemente da altri attori e da molti superstiti di quegli anni.

Manca solo la nostra parte.

Qual'è il nostro ruolo???? Bhe....ovviamente rappresentare la nostra generazione! =)

Il luogo dove si gira l'ultima parte di film è una fabbrica.
Per essere piu' precisi si tratta della "Dalmine" di Arcore(MI) , nota acciaieria dove si producono tubi per i piu' svariati usi.

E' molto suggestivo cio' che ci si presenta davanti.



Si perde la concezione dello spazio a stare li' dentro.

Prima di arrivare al set camminiamo a lungo tra un infinita' di arnesi e metallo lasciato li' pronto per essere lavorato.





Le riprese del film cominciano.

E' molto interessante far parte di un cast! Ve lo assicuro!

La parte dove compariamo è divisa in dieci parti ed è diretta da un attore (non ricordo bene il nome...) che grazie alla sua bravura ci porta a vivere quello che è stato in quei fatidici giorni del '43.

Lui è l'attore (di cui non ricordo il nome....)



Eravamo seduti sulla struttura in metallo giallo dove sta parlando nella foto qua sotto.



Le riprese sono andate bene (anche se un po' lunghe.... -__-)

Per finire vi lascio con una foto di gruppo.

Indovinate dove sono??? ^__^



Che belli che siamo con gli elmetti!

Lasciamo la fabbrica con un alone di tristezza, e non vediamo l'ora di vedere il risultato finale!

Il 23 aprile il film sara' proiettato al cinema Villoresi di Monza alle 11 del mattino.

Lo stesso giorno migliaia di videocassette saranno spedite a tutte le scuole della provincia di Milano, con la speranza di poter far rivivere nelle nuove generazioni il sacrificio di chi prima di loro a lottato per gli ideali di giustizia,liberta' e pace.

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